Trasformare il mondo in un luogo più giusto, senza persone che soffrano la fame, lo spreco, la povertà

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Si sente sempre più spesso parlare di spreco alimentare, al punto che dal 2014 in Italia è stata istituita una giornata – il 5 febbraio- per sensibilizzare il pubblico su questo argomento, dalle implicazioni spesso sottovalutate.

Il pensiero che viene spontaneo, quando il cibo in frigo va a male, o al ristorante lasciamo qualcosa nel piatto, è che è un peccato, con gran parte del mondo che non ha di che mangiare. Considerazione corretta, ma se si approfondisce un po’ il tema, ci si renderà conto che lo spreco di cibo è un fenomeno che ha ripercussioni molto ampie, al di là del momentaneo senso di colpa per la lattuga ormai immangiabile.

In primo luogo, il danno è per il bilancio familiare: secondo i dati che annualmente vengono diffusi dall’ADOC, l’associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, più di un terzo dei prodotti freschi acquistati finiscono nei rifiuti, insieme a quasi il 20% del pane. In termini economici, questo si traduce in una media di 330 € a famiglia, che finiscono, letteralmente, nell’immondizia.
A livello mondiale, le stime parlano di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, un terzo di quello prodotto ogni anno. Questa quantità basterebbe a sfamare più di 800 milioni di persone, tra quanti ancora oggi soffrono di denutrizione.

Queste considerazioni etiche, seppur immediate, fotografano solo una parte delle conseguenze dello spreco alimentare: lo sfruttamento intensivo di terreni agricoli e allevamenti animali ha ripercussioni importanti sull’ambiente, a molti livelli. La frutta, la verdura e la carne che giungono nei supermercati del mondo industrializzato da luoghi lontani hanno percorso viaggi più o meno lunghi, che implicano consumo di carburanti ed emissioni di CO2. Ancora prima, i terreni su cui venivano coltivati sono stati spesso deforestati, pregiudicando l’ecosistema locale, e trattati con pesticidi e sostanze chimiche. Agricoltura e allevamenti intensivi significano inoltre utilizzo intensivo di risorse idriche, inquinamento delle falde acquifere e dei terreni circostanti, oltre a una massiccia emissione di gas serra. Secondo ultime stime, la produzione intensiva di cibo e il suo trasporto producono circa il 7% dei gas serra annui. A livello sociale, mentre in occidente sempre più persone soffrono di patologie legate al sovrappeso, dall’altra parte altri milioni sono denutrite. Un ribilanciamento di questa situazione passa anche attraverso un nuovo approccio verso il cibo. La questione della sostenibilità delle produzioni alimentari e della lotta allo spreco è talmente primaria da essere stata inserita tra i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Diventa evidente quanto, in questo come in altri ambiti, un cambiamento di abitudini, se praticato su larga scala, può fare la differenza. Tutti ne hanno solo da guadagnare: il nostro pianeta, l’ambiente, la nostra famiglia.

Ma quali sono gli accorgimenti che si possono mettere in atto? Da dove iniziare, per innescare un circolo virtuoso di nuove e sane abitudini di spesa e di consumo?

Si può cominciare già al momento della spesa, comprando meno. Quante volte capita di acquistare più di quanto realmente verrà consumato? Meglio recarsi una volta in più al supermercato, che trovarsi a gettare via la verdura ormai immangiabile, o gli yogurt scaduti. Per non comprare in eccesso, si può farsi un programma di massima dei menu della settimana, in modo da avere le idee chiare su cosa servirà in dispensa e in che quantità. Se poi, aggirandosi tra gli scaffali, ci si imbatte in qualche offerta super conveniente, non comprare di impulso ma fare prima qualche considerazione: si tratta di cibo con una lunga scadenza, o che è possibile surgelare, o che è plausibile la famiglia consumerà tutto? Se sì, va benissimo approfittare dello sconto. Se no, meglio lasciar perdere: a ben pensarci si tratterebbe di soldi buttati, se metà della confezione finisse nel cestino dei rifiuti.

Se non si è mai presa in considerazione l’alimentazione biologica, potrebbe essere il momento giusto per fare una prova: privi di additivi chimici e pesticidi, i cibi biologici vengono prodotti con criteri di sostenibilità, nel rispetto della terra, dei suoi naturali cicli e del benessere animale.

E se nel frigo o in dispensa sono rimasti degli avanzi?  Come sfruttarli?

Qui una volta ci sarebbero venute in aiuto le nostre nonne, che ben conoscevano l’arte di non sprecare, riutilizzando gli avanzi in cucina. Oggi una ricerca su Internet o un giro in libreria forniranno molti spunti utili, riscoprendo ricette della tradizione: un’attività utile che potrebbe rivelarsi anche divertente, oltre che istruttiva.

Lo spreco alimentare si evita anche fuori casa: negli ultimi anni si è affermato anche in Italia l’utilizzo della doggy bag, abitudine già diffusa negli USA (famoso l’episodio dell’ex first lady Michelle Obama che, in una trattoria romana, si fece incartare gli avanzi della cena). L’usanza di farsi incartare gli avanzi del cibo o del vino a fine pasto, per portarli a casa, è diventata una buona abitudine per ormai un terzo degli italiani, secondo un’indagine Coldiretti, effettuata in occasione dell’ultima giornata mondiale contro lo spreco alimentare.

Non sprecare cibo si può: è un obiettivo che si raggiunge con piccoli e semplici accorgimenti, che tutti assieme fanno la differenza e questo è stato il motivo fondamentale per cui i ragazzi del gruppo 12/14 dell’ACR parrocchiale di San Bartolomeo in Sora hanno deciso non solo di rispondere a queste domande, ma di metterle in pratica.

Nasce così la campagna crowdfunding, attualmente attiva sulla nostra piattaforma Sociallendingitalia.net, STOP ALLO SPRECO, NUTRI LA TUA CITTA’.

Nello specifico con questo progetto i nostri ragazzi si propongono di portare avanti due fasi principali per dare vita al Salvadanaio della Solidarietà:

  1. Niente si spreca, tutto si trasformaanche dai rifiuti può nascere qualcosa!

La prima fase della nostra idea permette di trasformare i rifiuti organici in fertilizzante ecologico ed eco sostenibile attraverso l’innovativa tecnica del compostaggio. Così facendo, siamo in grado di riconvertire i rifiuti, trasformandoli in terra concimata da scambiare con piccole donazioni, che verranno utilizzate per coprire le spese di avvio del progetto e per creare un “Salvadanaio della Solidarietà” da spendere a favore dei poveri della nostra Parrocchia  – e non solo  – che a tavola non possono stare come è concesso, fortunatamente, a tutti noi. Per realizzare questa fase abbiamo bisogno di acquistare dunque, un KIT di compostaggio domestico: una volta ottenuto, grazie all’aiuto di uno o due locali di ristoro della nostra città, che ci forniranno i rifiuti organici, trasformeremo il tutto in pura terra concimata da scambiare quindi, con alcuni agricoltori. Per realizzare questa fase abbiamo bisogno di un aiuto economico di 250,00 euro.

  1. Stop allo spreco, comunicalo con un App  

Questa seconda fase è caratterizzata dalla progettazione e creazione di una piccola e semplice applicazione gratuita per smartphone, che mette in contatto i locali di ristorazione, con associazioni che si curano di raccogliere cibo che altrimenti andrebbe sprecato, per regalarlo a chi non può permettersi un pranzo completo. L’utilizzo di questa applicazione è veramente semplice: il ristorante fa una lista di ciò che può offrire e che altrimenti andrebbe sprecato e la invia all’associazione che fa da tramite con chi ha difficoltà a comprare da mangiare; le associazioni, rilevate le necessità dei più bisognosi, fanno una lista di ciò di cui hanno più bisogno e tramite applicazione chiederanno a chi si metterà a disposizione per donare il cibo. Domanda e offerta che si incontrano! Per realizzare questa fase abbiamo bisogno di creare un App che chiameremo App della Solidarietà, che poi sarà gratuita per tutti coloro che la utilizzeranno e quindi, abbiamo bisogno di un aiuto economico di € 750,00.

 Per realizzare tutto il progetto servono € 1.000,00. I nostri ragazzi hanno già raccolto 295,00 e di fatto hanno centrato la prima fase progettuale. E’ nostro dovere ora aiutarli a portare a termini questa grande “impresa”.

Per il progetto completo e per donare all’iniziativa, visitate la pagina: STOP ALLO SPRECO NUTRI LA TUA CITTA’

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